Il modo in cui assorbiamo e comunichiamo informazioni e notizie è cambiato drasticamente con l’avvento dei media digitali e in particolare dei social media. 

I media tradizionali, un tempo fonte a senso unico di informazioni, avevano il potere di dettare l’agenda delle notizie, di determinare la loro importanza e in ultima analisi di imporre i temi all’opinione pubblica. 

Ora le persone attraverso il web e i social possono dar vita ad un dibattito attorno alla notizia, commentare, contestare, fornire visioni e interpretazioni alternative, coinvolgere altre persone, e quindi determinare l’evoluzione delle notizie e la loro rilevanza.

La notizia corre sugli smartphone.

Non solo, adesso le persone possono anche fare la notizia. I social media infatti hanno anche permesso l’accesso alle notizie in tempo reale, ad esempio pochi secondi dopo che si è verificato un fatto, rendendo virali video o foto di qualità amatoriale che però catturano l’evento quasi nell’istante in cui avviene. Contenuti che poi, grazie alla loro vitalità, vengono presi e rilanciati da altri media digitali e dai media tradizionali.

I social media possono anche essere utilizzati per identificare tendenze e fare previsioni con strumenti e tecniche basate sull’analisi di dati in tempo reale, come ad esempio le conversazioni tra utenti o le loro reazioni sui post. Analisi che prima avrebbero richiesto grandi investimenti in sondaggi, focus group e ricerche di mercato.

Infine, la vita di un articolo o di una storia narrata con un video o una foto, con i media digitali se ha un’esposizione mediamente breve nel flusso continuo delle informazioni, in realtà vede la sua vita e conservazione aumentate alle stelle con l’aiuto delle condivisioni e soprattutto con l’indicizzazione sui motori di ricerca, una sorta di eternità digitale.

Se non puoi batterlo fanne un alleato.

Ora la domanda che quasi ogni giornalista dei media tradizionali si è posto ad un certo punto della propria carriera è: facebook, twitter e altre di queste diavolerie, sono pericolosi concorrenti o preziose fonti?

Il mondo della carta stampata, delle radio, così come i network televisivi, locali, nazionali e internazionali, hanno tendenzialmente fatto buon viso a cattivo gioco, accettando i media digitali come fonti da cui trarre news per poi rilanciarle, approfondirle, integrarle. La stragrande maggioranza di essi ha strutturato redazioni dedicate al web con versioni digitali, più o meno accessibili liberamente, delle proprie testate.

Chi ha paura dei social media?

Tuttavia resistono sacche di resistenza per certi aspetti commoventi, che ricordano molto quei giapponesi rimasti a difendere l’isola anche dopo trent’anni dalla fine della guerra. Difesa della casta, resistenza al cambiamento, paura di non essere adeguati ai nuovi media e alle nuove tecniche di narrazione e perché no un pizzico di orgoglio professionale e arroganza davanti ai parvenu dell’informazione. Comunque tutti sentimenti umani e comprensibili.

Ma l’evoluzione, per quanto abbia a che fare con l’umano, risponde inesorabilmente a regole ferree di efficienza e di adattamento al contesto.

La comunicazione politica e la disintermediazione.

E’ evidente che la comunicazione politica non può non tenere conto di questa rivoluzione, anzi in molti casi l’ha prepotentemente accelerata, cogliendone il potenziale prima che i media tradizionali realizzassero pienamente ciò che stava avvenendo. 

Questo fenomeno ha un nome, brutto ma che centra il senso della questione: disintermediazione. Se i media tradizionali prima erano l’intermediario principale tra politica e opinione pubblica, ora la politica ha conquistato uno spazio di manovra comunicativa impressionante avendo, dove necessario e utile, il potere di saltare i cancelli presidiati dalle testate giornalistiche e arrivare direttamente a milioni di elettori con un semplice tweet.

Come gestire i media, nuovi e vecchi?

Tutto molto bello, liberatorio e seducente. Attenzione però a non sottovalutare il ruolo di un quotidiano, specialmente a livello locale. Tradizioni, abitudini, una credibilità costruita di generazione in generazione. Il consiglio che do ad amministratori e politici che hanno necessità di raggiungere tutte le fasce della propria comunità è di dosare bene gli ingredienti della propria comunicazione, gestendo i nuovi e vecchi media con realismo ma anche con equilibrio. 

Utilizzare i nuovi media digitali è imprescindibile, sbaglia chi non si mette in sintonia con i propri elettori, che in larga parte oggi si informano online. Anche a costo di subire un periodo di adattamento da parte dei media locali meno lungimiranti e aperti, i quali giudicheranno la via digitale come un atto di lesa maestà. Tuttavia mantenere un “sano” rapporto, ovvero fondato sul reciproco rispetto, con i media tradizionali locali è importante perché spesso hanno una certa forza su target che non utilizzano internet, hanno una memoria storica che permette approfondimenti più efficaci e credibili, e poi perché nelle medie e piccole comunità le notizie dispongono di quel potente canale di diffusione informale chiamato passaparola, ovvero il nonno di twitter. E si sa che in questi casi l’autorevolezza personale della fonte può fare la differenza.

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