Nonostante l’America sia scossa in questi ultimi tempi da incendi violenti e una stagione di uragani di portata storica, il tema del cambiamento climatico è posizionato nella scala delle priorità degli elettori molto indietro rispetto all’economia e al Covid-19.

Il giorno dopo che gli elettori si saranno recati alle urne per eleggere il prossimo presidente, gli Stati Uniti usciranno ufficialmente dall’Accordo di Parigi sul clima. 

Joe Biden, all’inizio della sua corsa alle presidenziali, si era impegnato ad invertire la rotta segnata da Donald Trump, riportando il paese immediatamente nello storico accordo. Il clima era pronto per essere un tema decisivo nelle elezioni. Ma poi è arrivato COVID-19.

Sebbene i candidati alla presidenza abbiano entrambi fatto riferimento al cambiamento climatico nel loro ultimo dibattito televisivo, solo il 42% degli elettori afferma che il cambiamento climatico influenzerà il loro voto. Una percentuale che si colloca ben indietro rispetto ad altre priorità come l’economia (79%), l’assistenza sanitaria (68%) e la pandemia Coronavirus (62% ), secondo un recente sondaggio a cura della Pew Research che potete vedere in sintesi nell’infografica qui sotto.

La domanda è se un tema oggi marginale possa ancora decidere le elezioni.

Con l’aggravarsi della pandemia  tutti i temi ad essa connessi hanno distratto l’attenzione dalla minaccia profonda e ormai evidente della crisi climatica, anche nelle regioni colpite da incendi senza precedenti e da una stagione record di uragani. 

Un sondaggio della University of Southern California pubblicato a settembre, realizzato al culmine degli incendi della costa occidentale, ha rilevato che solo il 4% degli elettori aventi diritto considerava il cambiamento climatico la loro maggiore preoccupazione al momento del voto, in contrasto con il 33% degli intervistati che ha affermato che la crisi del coronavirus e il tema delle sue ricadute sull’economia era la loro massima priorità nella scelta di voto, un dato accolto con grande soddisfazione dagli scettici del clima, come il commentatore di Fox News Steve Milloy.

Tuttavia sebbene i cambiamenti climatici sembrino non essere una questione elettorale chiave, si registra una crescita della preoccupazione per il clima negli Stati Uniti. Un sondaggio del Pew Research Center condotto in estate ha rilevato che il 62% degli americani vede il cambiamento climatico come una grave minaccia, rispetto al 44% che lo ha affermato nel 2009 e segnando un aumento di 2 punti da gennaio, nonostante la pandemia.

Per questo motivo Edward Maibach, direttore del Center for Climate Change Communication della George Mason University a Washington, DC, spera che il clima avrà più influenza sulle elezioni di quanto suggeriscano i sondaggi.

“Un numero crescente di elettori americani afferma che le posizioni del candidato sul cambiamento climatico influenzeranno il loro voto per il presidente quest’anno”, ha detto Maibach, riferendosi a un aumento di quasi 10 punti percentuali dalle elezioni del 2016.

Sebbene il clima non stia dominando l’attuale agenda delle elezioni, Maibach ritiene che potrebbe ancora decidere il prossimo presidente.

“È vero che mentre solo una minoranza di elettori afferma che il cambiamento climatico sarà importante per determinare il proprio voto quest’anno, anche una piccola frazione di quella minoranza ha il potenziale per determinare l’esito delle elezioni”, ha detto, riferendosi ai sottili margini che negli stati indecisi hanno deciso le elezioni del 2016.

In effetti, nonostante la gioia tra i negazionisti del clima che sostengono Trump, per i quali il riscaldamento globale è una questione elettorale minore, Joe Biden sta concentrando il suo impegno su una forte azione per il clima con l’obiettivo di influenzare il voto negli ultimi giorni delle elezioni.

Comunicare il clima durante una pandemia

Dallo scoppio del coronavirus, gli attivisti per il clima in tutto il mondo si sono preparati a concentrarsi sempre più sulla questione della crisi climatica.

“Gli attivisti affrontano una capacità limitata di protestare, un processo politico ritardato e, soprattutto, i cittadini sopraffatti da preoccupazioni più immediate in materia di salute, lavoro e mezzi di sussistenza”, afferma Climate Outreach nel suo rapporto, Comunicando il cambiamento climatico durante la crisi del COVID-19.

Pubblicato a maggio dal gruppo britannico per le comunicazioni sul clima, il rapporto ha anche sottolineato che “i cittadini che stanno già lottando emotivamente, socialmente o finanziariamente non avranno la capacità di pensare a un altro problema”.

Edward Maibach non è d’accordo con questo punto di vista, affermando che “la maggior parte delle persone è pienamente in grado di affrontare più di una preoccupazione alla volta”.

Un sondaggio condotto in aprile dal Centro per la comunicazione sui cambiamenti climatici della George Mason University di Maibach e il programma di Yale sulla comunicazione sui cambiamenti climatici ha confermato la schiacciante preoccupazione degli elettori sul riscaldamento globale, concludendo che non esiste un “pool finito di preoccupazioni”, come hanno suggerito gli scienziati sociali.

Perché allora il clima non si colloca come una questione elettorale importante in questi sondaggi? La risposta potrebbe risiedere nella radicale divisione bipartitica americana.

Il paese più polarizzato al mondo sul cambiamento climatico

Le elezioni statunitensi del 2020 sono le più polarizzate in termini di preoccupazione per il cambiamento climatico, afferma Alec Tyson, direttore associato della ricerca presso il Pew Research Center. Solo l’11% dei sostenitori di Trump afferma che il cambiamento climatico è molto importante per il proprio voto, la questione è l’ultima in ordine di importanza su 12 questioni. Ciò in contrasto con il 68% degli elettori di Biden, sebbene il clima sia superato dalla disuguaglianza razziale ed etnica (76%), tra le altre preoccupazioni.

La diffusa mancanza di preoccupazione per il cambiamento climatico tra i sostenitori di Trump ha contribuito a mettere da parte la questione, sostiene Tyson. “Le questioni importanti per entrambe le campagne, otterranno maggiore visibilità”, ha affermato.

Il clima è un tema molto meno divisivo in Gran Bretagna, ad esempio, e persino in Germania – nonostante una marea crescente di negazionismo climatico spinto da partiti politici di estrema destra come l’Alternativa per la Germania (AfD) – secondo Susie Wang, ricercatrice di Climate Outreach. Dopo oltre un decennio di lavoro nel comunicare le questioni del cambiamento climatico agli elettori di centro-destra e conservatori nel Regno Unito per evitare di farne un terreno di scontro pregiudiziale, l’ampio spettro politico britannico era tanto diviso sulla questione della Brexit quanto unificato sull’azione per il clima.

Al contrario, il messaggio sul clima negli Stati Uniti può cadere vittima di una forte partigianeria politica che “allontana le persone piuttosto che riunirle”, ha detto Wang. Questa divisione ideologica non lascia spazio ai conservatori per dichiarare il loro sostegno all’azione contro il cambiamento climatico.

“Gli Stati Uniti sono probabilmente il paese più polarizzato al mondo sul cambiamento climatico”, ha detto Wang.

Potrebbe essere possibile il bipartitismo sul clima?

Tyson afferma che repubblicani e democratici di fatto si incrociano su alcune questioni ambientali. Il piano per dare un credito d’imposta alle imprese per lo sviluppo della cattura e dello stoccaggio del carbonio, ad esempio, ha il 70% e il 90% di sostegno rispettivamente tra repubblicani e democratici.

Tuttavia, l’estrema polarizzazione continua a limitare l’impatto di una questione climatica che deve anche superare ansie più ampie generate dall’emergenza Covid.

“Mentre le persone sono ancora preoccupate per il cambiamento climatico, ora sono comprensibilmente preoccupate anche per altre questioni: salute, lavoro, isolamento sociale”, ha detto Susie Wang. “In questo contesto, il loro senso di efficacia individuale – la sensazione di poter fare qualcosa che fa la differenza – potrebbe diminuire”.

Tuttavia, sulla base di recenti sondaggi nel Regno Unito e in altri paesi, Wang ipotizza anche che la risposta alla pandemia potrebbe influenzare il modo in cui le persone vedono la crisi climatica.

“Grazie a COVID-19, le persone possono rendersi conto che la somma delle azioni individuali può fare la differenza e i governi possono mobilitarsi rapidamente per affrontare un problema globale”.

Tuttavia, visti gli sforzi concentrati nella mobilitazione sia su COVID-19 che sulla crisi climatica, resta da vedere se un’America divisa saprà unirsi dopo le elezioni per affrontare entrambe queste crisi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *