Che le emozioni, come paura e speranza, giochino un ruolo importante nella comunicazione politica e quindi nella scelta degli elettori lo abbiamo capito tutti, specialmente le forze politiche. Tuttavia quello che forse sfugge a molti sono le dinamiche che stanno dietro al ricorso di messaggi emotivamente forti.

Speranza e paura in tempi di normalità

La letteratura in materia, e prima di essa l’esperienza sul campo, conferma che generalmente i partiti di governo adottano strategie di comunicazione volte a produrre e diffondere messaggi positivi. Al contrario le forze di opposizione tendono ad adottare una comunicazione emotiva fondata su messaggi negativi.

Chi è alla guida di un paese o di una città tendenzialmente tende a comunicare facendo emergere visioni positive, capaci di affermare una narrazione all’insegna dell’ottimismo o comunque della speranza. Questa scelta si fonda su due ragioni. La prima è facilmente intuibile e attiene al fatto che una comunicazione positiva riguardo ad una misura realizzata per i cittadini porta un beneficio di immagine immediato a chi l’ha realizzata. La seconda ragione è più profonda, meno decifrabile ma molto più incisiva e duratura. 

Le emozioni, positive o negative che siano, generano un effetto psicologico per il quale l’esposizione a uno stimolo influenza la risposta a stimoli successivi. Ad esempio la gratificazione che proviamo in una giornata di caldo intenso nel bere una bibita ghiacciata ci induce a considerare con più positività tutto ciò che in quel momento siamo chiamati a valutare. 

Questo meccanismo, noto come priming (traducibile con il termine innesco), si attiva anche nella comunicazione, ad esempio la ripetizione di una certa parola aumenterà la probabilità che una parola simile sia fornita come risposta ad una domanda, anche se non è la risposta corretta. La reiterazione di un concetto ad un certo punto porterà questo concetto ad installarsi nella nostra mente, venendo poi meccanicamente, e spesso inconsapevolmente, acquisito come una vera e propria nostra convinzione (vedi articolo sul Frame).

Se dunque in un periodo di normalità le forze politiche di governo prediligono messaggi positivi, ottimistici, di speranza, le forze di opposizione tendono ad adottare una comunicazione volta a diffondere messaggi negativi, ovvero fondati sulla paura, il disgusto, l’indignazione, la rabbia. Questo allo scopo di produrre sfiducia verso chi governa. 

Nella retorica emotiva delle forze populiste un classico esempio è la comunicazione volta a focalizzare l’attenzione su un nemico, un problema da risolvere che invece chi governa alimenta colpevolmente. L’immigrazione è uno dei temi preferiti ma ve ne sono altri, spesso emotivamente connessi tra loro, come l’insicurezza nelle strade, la crescita della micro criminalità e via dicendo. 

Si generando così dei veri e propri cluster concettuali dove la parola immigrato fa immediatamente il paio con le parole criminalità, insicurezza  e quindi governo inefficiente, debole o colpevole. 

Paura e speranza in tempi di emergenza.

Tutto questo avviene in situazioni che potremmo definire di normalità. Ma cosa accade in un periodo di emergenza, come ad esempio quello che il mondo sta vivendo a causa della pandemia Covid-19?

Ciò che avviene è sorprendente, ovvero una radicale inversione del segno emotivo utilizzato dalle forze politiche in campo.

Avviene dunque che in un momento di crisi sanitaria, sociale ed economica le forze di governo abbassino sensibilmente il volume dei messaggi positivi e di speranza per alzare di molto il volume dei messaggi negativi come la paura. Ciò avviene perché sentimenti di paura e minaccia incombente, specialmente se motivate da una crisi reale e pericolosa, inducono i cittadini ad un maggior rispetto e attenzione ai consigli e alle disposizioni relative alla tutela della salute pubblica. Inoltre tali sentimenti  tendono ad aggregare la società attorno a chi governa registrando importanti incrementi della fiducia verso chi è in carica.

Le forze di opposizione, specialmente quelle populiste, dal canto loro abbandonano la retorica emozionale negativa per adottare messaggi positivi, all’insegna dell’ottimismo, della libertà, della minimalizzazione del pericolo sino in alcuni casi alla negazione dell’esistenza del virus.

Anche questa scelta avviene naturalmente per delle precise ragioni. La principale è quella di contrastare il rigore adottato dal governo per ridurre la ricaduta positiva sull’avversario politico al termine della pandemia.

Infatti se le scelte rigoriste, centrate sulla paura del contagio, come il lockdown e le sue limitazioni anche personali,  da un lato inizialmente producono un generale scontento, ovvero rabbia da parte delle attività costrette alla chiusura e irritazione da parte dei cittadini, dall’altro gradualmente verrà acquisito come un rigore necessario e giustificato dall’evoluzione della pandemia e in ultima analisi, superata la crisi, il rigorismo verrà letto come la scelta responsabile e coraggiosa di un governo presente e competente.

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